
Equilibrio e regia difensiva, “Joystick” Romagnoli si è ripreso la Lazio
Rassegna stampa
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In ogni vita, per tutti, c’è un’Itaca da lasciare. Alessio Romagnoli stava per lasciare la Lazio, sentiva che era arrivata l’ora di andare via per tutti i motivi arcinoti, pensava che la sua fedeltà era stata tradita.
Romagnoli, perché per Sarri è fondamentale
Sarri, senza di lui, sapeva che non sarebbe stato lo stesso. Per sua fortuna ci ha dovuto rinunciare poco. Con il Genoa nel pieno della telenovela di mercato di un gennaio delirante, a Torino dopo una settimana in cui s’era allenato poco. Forse è stata anche una penitenza, decisa per rispettare il gruppo e chi si era sempre allenato. Mau dovrà rinunciare a Romagnoli domani con l’Atalanta, tiene pronto Provstgaard. Sembra poco il ritorno lampo di Alessio, subito ad alti livelli agonistici, ma non lo è. Gestire un vulcano emotivo come quello che gli era scoppiato dentro non è mai facile. Già s’immaginava in Qatar, ricoperto di milioni. Ha avuto la forza necessaria per ritrovare subito la concentrazione e ricaricarsi, comunque una lezione. Ha recuperato stato fisico e mentale. Romagnoli è l’alfiere della difesa di Sarri. Detta i movimenti, le scalate. Sa dove mettersi, sa costruire, sa attaccare. A Bologna è stato d’aiuto a tutti in partita e ai rigori. Una guida per i compagni di reparto, un sostegno per i nuovi. Quando Maldini s’è visto parare quella girata su assist di Pedro s’è sentito rincuorato. Romagnoli gli si è avvicinato e l’ha invitato a crederci. Corriere dello Sport


