Lazio, i numeri sono quelli di Ballardini: Lotito ha solo due strade per il bene del club

Lazio, i numeri sono quelli di Ballardini: Lotito ha solo due strade per il bene del club

Rassegna stampa

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Urge un cambio di rotta: il caos in casa Lazio è evidente.

Tra campo e faccende extra.

La Lazio tutta è anche protagonista di faccende extra campo, con il futuro in bilico di diversi protagonisti. Intanto, come evidenzia Il Messaggero, l’ undicesima porta inviolata di Lecce conferma come la difesa sia l’ultima forma di resilienza di questa Lazio. Non è scontato che il dato rimanga tale senza il pilastro di Anzio. Anzi, giorni fa Mau aveva già paventato a Lotito il rischio di sprofondare nei bassi fondi, smontando il muro difensivo senza un centrocampo robusto.

Sabato sera ha espresso pubblicamente lo stesso concetto: «Spero in una salvezza serena a fine campionato». Sembra una provocazione a +12 punti dal terzultimo posto, ma c’è uno spauracchio del passato. In effetti, si legge, era dalla stagione 2009/10 che la Lazio non stava sotto quota 30 punti (ora sono 29) dopo ventidue giornate di campionato. Allora venne esonerato Ballardini, chiamato Reja, e furono presi i rinforzi giusti a gennaio. Così i biancocelesti si rialzarono pian piano sino al dodicesimo posto. Ora resta una settimana alla fine del mercato d’inverno. C’è urgente bisogno di una scossa di Lotito.


Il patron, conclude il quotidiano, ha salvato il bilancio (quasi 90 milioni di plusvalenze se alla fine partirà Romagnoli, oltre Mandas al Bournemouth), ed era necessario, anche se non vuole mai ammetterlo nemmeno a se stesso. Ma ora va fermato il fuggi fuggi da Formello. Se il presidente attribuisce le responsabilità a Sarri (e in qualche caso esistono, vedi Castellanos, ma «in qualsiasi squadra di 0 elementi ci sono scontenti perché giocano meno», l’ammissione del tecnico), allora deve licenziarlo, senza pensare al portafoglio. Se invece – come scrive nell’ultimo comunicato – vuole salvarsi insieme al Comandante, deve ridargli subito gli strumenti per farlo e non aspettare le sue dimissioni (che non arriveranno prima di giugno). Deve finire questa sfida pericolosa, senza esclusione di colpi, affinché uno faccia il primo passo avanti o indietro. Rischia di rimetterci solo la Lazio, lo spogliatoio è disorientato: «Si respira un’aria strana, le cose non funzionano bene perché non abbiamo la testa libera», la confessione di Marusic in Salento.