
Fallimento Italia, il giorno del passo indietro di Gravina ed il peso dei club: avanza Malagò
Rassegna stampa
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Il nuovo salto nel vuoto del nostro pallone, il più fragoroso, scuote i palazzi e apre la crisi: il tempo del dentro o fuori federale è in campo.
Il mandato dei club al presidente Ezio Maria Simonelli è nei fatti: ascoltare, all’ora di pranzo, le parole di chi ha in mano la Figc con il 98,7 per cento dei voti dall’urna del 3 febbraio dell’anno scorso e accettarne la decisione di farsi da parte. La Serie A, sul punto, si trova tutta sullo stesso fronte e sul fronte della politica con il governo in pressing sull’inquilino di via Allegri da tempi non sospetti: Gravina lasci, ha più volte sottolineato il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi. Una comune posizione nata, però, dalla notte di Zenica, non certo da una strategia condivisa: a tenere unite la Serie A e il mondo delle istituzioni è solo il terzo Mondiale saltato per aria. Tradotto: i club hanno intenzione di rivendicare ancora con più forza tutta quella serie di richieste a chi ha in mano il governo del Paese per dare un senso ai loro sacrifici economici e, quindi, ai conti. Oltre Gravina c’è la necessità di una “rivoluzione”. E oltre Gravina c’è l’intenzione della Lega di indicare il nome del prossimo numero uno della Figc: il peso elettorale passato dal 12 al 18 per cento non può, per le società, costituire una semplice svolta numerica, ma deve trasformarsi in una reale occasione perché i club diventino la forza motrice dell’intero sistema.
La Serie A si è data appuntamento nel tardo pomeriggio per ciò che il suo presidente Simonelli riferirà sul vertice convocato tra i numeri uno delle varie componenti federali. L’Italia del pallone si prepara, così, ad una nuova tornata elettorale e, stavolta, la tornata elettorale dovrà avere un punto di partenza diverso: i club, sul tema, giocheranno la loro partita perché se la tradizione vuole che il nome del candidato forte sia espressione della Lega Dilettanti o della Lega Pro in base al già citato “peso”, la tradizione va spezzata. Un primo nome è già sulla scena: Giovanni Malagò. Si tratterebbe di un profilo che unisca conoscenze e managerialità, di un personaggio che ha vissuto molte, moltissime stagioni in questo mondo. Per qualcuno, però, puntare su un protagonista, recente, di un rapporto non proprio idilliaco con Abodi (vedi il caso della non rieleggibilità al vertice del Coni) possa rivelarsi un boomerang nel momento in cui con i palazzi della politica romana va, comunque, instaurato un dialogo per ottenere quello che i club chiedono. Di sicuro, la volontà di affidarsi a chi ha una visione lungimirante è ben presente all’interno della Lega. Gazzetta.it


