Prima e sola dopo 16 anni: 28 numero perfetto di una Lazio con lo spirito della sua guida

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Ventotto.

Come i punti della Lazio prima e sola alla decima giornata, 16 anni meno 6 giorni dopo l’ultima volta. Quel giorno, era il 7 novembre 2010, perse pure il derby con la Roma (0-2, Borriello e Vucinic, entrambi su rigore), ma non perse il primato. Ventotto, come il numero che in matematica è considerato perfetto perché è uguale alla somma dei tutti i suoi divisori propri, escluso il numero stesso (i divisori di 28 sono 1, 2, 4, 7 e 14. La loro somma è uguale a 28). Non è forse incredibilmente, clamorosamente perfetta la marcia di Gattuso sul campionato? Nove vittorie, un pareggio, 24 gol segnati, 8 al passivo (miglior difesa del torneo ex aequo con il Como). Una volta di più c’è la firma di Rino in calce al 2-1 in rimonta sul Cagliari, apparso peraltro in netta ripresa dopo le tre sconfitte consecutive e i 10 gol incassati in otto giorni (Monza, Bologna e Roma).https://d-1868161552152755013.ampproject.net/2608131752000/frame.html

Lazio, i cambi di Gattuso con Isaksen uomo copertina  

Al minuto 55, l’allenatore ha mandato in campo Pinamonti al posto dell’infortunato Zaccagni. Con lui, simultaneamente, Dele-Bashiru per Frattesi, Pedraza per Tavares. Così, cambiando marcia la Lazio ha scardinato la tattica accortamente adottata da Pisacane il quale,  per lunghi tratti era riuscito a chiudere gli spazi alla manovra biancoceleste. Quando Pedraza ha servito Pinamonti per il suo guizzo decisivo, la capolista ha capito quanto fosse stata psicologicamente corroborante la sconfitta dell’Inter nel derby che le aveva offerto l’occasione di staccare i campioni d’Italia. Opportunità sublimata dallo stato di grazia di Isaksen, al quarto gol nelle ultime cinque partite. Il danese ha  disegnato l’imparabile palombella che ha superato Caprile, ha sfiorato il personale raddoppio con un diagonale dei suoi uscito di un soffio, è stato una dolorosa spina nel fianco della difesa rossoblù.Isaksen è uno degli uomini copertina di questa Lazio che non è al comando per caso: i biancocelesti  legittimano il primato solitario con la qualità del gioco e degli interpreti coniugata alla brillante conduzione della squadra. Corriere dello Sport.it