Least Squares ed il circolo vizioso Lazio: “Senza  aumenti di capitale solo blocchi totali e saldo zero. A gennaio rischio cessioni pesanti per compensare altro crollo ricavi”

Least Squares ed il circolo vizioso Lazio: “Senza aumenti di capitale solo blocchi totali e saldo zero. A gennaio rischio cessioni pesanti per compensare altro crollo ricavi”

Rassegna stampa

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A Il Tempo la lettera di Least Squares sulla situazione economica della Lazio:

“Gentile Direttore, lo scorso 30 settembre è stata scattata la fotografia contabile che la Lazio dovrà comunicare entro novembre alla Commissione che vigila sull’equilibrio dei club e che deciderà eventuali sanzioni per il mercato di gennaio.

Il quadro contabile al prossimo 31 marzo, invece, impatterà sul mercato estivo. È impossibile oggi affermare con certezza ciò che accadrà ma, sulla base delle informazioni diffuse nel bilancio al 30 giugno 2026, possiamo formulare una stima: nel migliore dei casi, le prossime due sessioni di mercato dovrebbero essere entrambe soggette alla sanzione del saldo zero, mentre resta elevato il rischio di un mercato bloccato a gennaio. Chiaramente, la società potrebbe sempre intervenire nei modi consentiti dalle NOIF (ad esempio con una ricapitalizzazione) per rimuovere gli eventuali vincoli.

Spieghiamo questa previsione. La Commissione considera l’indicatore di costo del lavoro allargato, cioè il rapporto tra costo della rosa e ricavi. Alla verifica del 31 marzo 2026, la Lazio era ben oltre il limite di 0,7, con un valore di 0,82. In base alle regole attuali, un peggioramento del rapporto al 30 settembre rispetto a marzo comporterebbe il blocco totale dei tesseramenti in entrata a gennaio.

Un miglioramento consentirebbe invece di operare sul mercato: a saldo zero se il valore di settembre restasse sopra 0,7; senza vincoli se scendesse almeno a quella soglia. Per capire quale scenario sia più probabile, occorre dunque analizzare cosa è accaduto tra il 1’aprile e il 30 settembre 2026. Sul fronte dei ricavi, tra le voci più rilevanti in entrata ci sono i 20 milioni derivanti dalla transazione con IMG, cui si aggiungono circa 3 milioni, stimati per il periodo di competenza, dal main sponsor. In senso opposto, dal computo vengono meno circa 9 milioni di plusvalenze.

Ai fini dell’indicatore, infatti, le plusvalenze sono calcolate come media triennale: mentre il calcolo di marzo includeva la sessione record di luglio-agosto 2023, con la cessione di Milinkovic, quella sessione non rientra più nel triennio preso in esame per l’indicatore di settembre. A questo si aggiungerebbe una flessione di circa 9 milioni di ricavi da botteghino, sulla base delle proiezioni legate all’intensificarsi della contestazione. Il costo della rosa, invece, è stimato in lieve aumento. Il risultato è un vero e proprio “too close to call”: allo stato attuale, la sanzione del mercato a saldo zero e quella del blocco totale dei tesseramenti sono gli scenari che appaiono più probabili, con probabilità sostanzialmente equivalenti. Decisamente più remota, invece, è l’ipotesi di arrivare a gennaio senza vincoli, salvo interventi della società.

Ciò che accadrà nel prossimo mercato estivo dipenderà invece dal confronto tra l’indicatore rilevato al 30 settembre 2026 e quello che sarà registrato al 31 marzo 2027. Realisticamente, in assenza di interventi della società che consentano di colmare il gap dell’indicatore al 30 settembre rispetto alla soglia massima, il valore di marzo prossimo dovrà necessariamente risultare più basso di quello dello scorso settembre per evitare una nuova sanzione, che comporterebbe il blocco dei tesseramenti nel mercato estivo.

Un obiettivo che oggi appare tutt’altro che semplice, considerando che nel semestre settembre-marzo la contestazione dei tifosi dovrebbe tradursi in circa 10 milioni di euro di ricavi in meno. E quindi ipotizzabile che a gennaio la Lazio debba realizzare qualche significativa cessione: da un lato per generare plusvalenze, dall’altro per ridurre il costo della rosa.

Anche in quest’ottica va letta la recente cessione di Patric. Nel 2025, quando la FIGC ha dismesso l’indicatore di liquidità sostituendolo con il nuovo indicatore di costo del lavoro allargato, in molti avevano parlato dell’imminente fine delle difficoltà della Lazio sul mercato: niente più sessioni ingiustamente vincolate da un indicatore ottuso, ribattezzato addirittura da qualcuno “indice di stupidità”. Previsioni fin troppo ottimistiche, come era facile intuire. Sebbene i due indicatori misurino aspetti diversi, infatti, entrambi mettono in luce alcune debolezze strutturali dell’attuale gestione della Lazio.

Il basso livello dell’indicatore di liquidità rifletteva soprattutto la scarsa propensione della società a fare ricorso all’indebitamento finanziario a lungo termine e, più in generale, alla finanza di mercato. Si tratta di fonti di finanziamento che, tuttavia, sono fondamentali per sostenere gli investimenti necessari ad accrescere i ricavi. Ed è proprio sul fronte degli investimenti che, negli anni, la Lazio è mancata, con conseguenze che si riflettono oggi sui ricavi. Ricavi che, a loro volta, condizionano il nuovo indicatore di costo del lavoro allargato.

Accrescere e diversificare i ricavi dovrebbe essere una delle priorità di un club di calcio moderno. Alla Lazio, la proprietà «più longeva della Serie A» ha avuto a disposizione ben 22 anni per farlo. Non ci è riuscita. Forse, non ci ha mai nemmeno provato.