Lazio punto e a capo, Sarri in trincea: “Combattiamo soli contro tutto”. Intanto Lotito risponde al telefono…

Lazio punto e a capo, Sarri in trincea: “Combattiamo soli contro tutto”. Intanto Lotito risponde al telefono…

Rassegna stampa

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Non c’è pace né una tregua intorno alla Lazio.

Avanti contro tutti e tutto. Sarri mette la corazza, protegge la squadra, fa di nuovo quadrato: «Siamo solo noi, combattiamo in campo ed estraniamoci da ciò che accade all’esterno», il concetto ripetuto dal tecnico nelle ultime ore a Formello, che in realtà è ormai un leit motiv da luglio scorso. Fallito il tentativo d’intermediazione di Marusic per riportare la gente all’Olimpico: «Vedere lo stadio senza tifosi pesa troppo per noi giocatori. Voglio dire a nome mio e di tutto lo spogliatoio – l’appello lanciato sabato dal montenegrino – che abbiamo bisogno di loro». I gruppi organizzati stavano meditando di rientrare sugli spalti il 4 marzo, in occasione della semifinale d’andata di Coppa Italia contro l’Atalanta, ma lo sfogo finale di Lotito – nel giorno della presentazione del progetto Flaminio – ha riacceso lo scontro. Ora siamo punto e a capo, al muro contro muro: «Aspettavamo un segnale da parte della società affinché si potesse prendere una decisione diversa, ma non entreremo perché siamo giunti al limite massimo di sopportazione, c’è un popolo esasperato», il comunicato diramato mercoledì a mezzogiorno. Ieri qualcuno ha provato a far girare sui social una nota “fake”, ma invece non c’è alcun ripensamento. Lo sciopero prosegue e, al momento, continua a fare proseliti, come dimostra il secondo giorno di vendita in prelazione dei biglietti (440 secondo i numeri dei Lazio store, 1040 per il club).

Senza colpe eppure senza sostegno, la squadra dovrà ora trovare dentro di sé le motivazioni, a partire dalle prossime due gare di un campionato ormai compromesso. Domani i biancocelesti voleranno a Cagliari, domenica prossima a Torino (trasferte vietate ai tifosi residenti nel Lazio). Poi il 4 marzo saranno di nuovo all’Olimpico e si giocheranno la sfida più importante contro l’Atalanta, di nuovo senza chissà quale aiuto del pubblico. «Non possiamo farci nulla e dobbiamo prenderne atto», ha detto Sarri ai giocatori, ma anche lui dentro è tormentato. Oggi rimarrà in silenzio, nelle ultime conferenze ha definito la serrata dei tifosi un «atto d’amore di chi vuole tornare a sognare» ma poi ha aggiunto: «Se ci fossero stati i soliti 45mila spettatori allo stadio, la gara con l’Atalanta poteva prendere un’altra piega. I tifosi hanno le loro buone ragioni, ma a noi mancano». Pur rispettando al massimo la protesta, ora il tecnico sta meditando se tentare o meno lui un ultimo richiamo più diretto, ma solo per il bene della Lazio.

Le diserzioni continuano, le difficoltà aumentano. Non bastavano il blocco del mercato estivo, gli infortuni, i torti arbitrali, lo smantellamento di gennaio. Sarri sta vivendo questa stagione come una partita infinita e deve convincere la squadra a non mollare, quando tutto sembra crollare intorno. C’è un terremoto, eppure Lotito confida nelle sue basi solide, rispondendo a chiunque al telefono: «Siamo supersalvi. Tutte stupidaggini sul Qatar e Al-Thani. Ho un piano economico asseverato, cioè certificato per il Flaminio. Come abbiamo pagato 550 milioni di debiti, sosterremo quelli dello stadio, che sono di meno». Il Messaggero