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Mario delle Cave, azzurrino del basket, muore travolto dai carabinieri


Aveva diciotto anni e sognava un futuro brillante nel basket. Mario Delle Cave, qualcosa di più di una promessa perché un po’ d’azzurro lo aveva già addosso, playmaker della Stella Azzurra, è morto mentre a bordo del suo scooter era fermo al semaforo. Lo ha travolto un Ducato dei carabinieri della caserma Salvo D’Acquisto che ha invaso la corsia opposta di viale Tor di Quinto. Erano da poco passate le tredici e Mario, che procedeva con il suo SH verso ponte Milvio insieme a un compagno di squadra provenienti dal loro club, si è fermato al semaforo poco dopo il poligono del tiro a volo. Dalla parte opposta scendeva dalla via Olimpica un Ducato dei carabinieri. Il conducente del furgone, che avrebbe voluto svoltare a destra in direzione dell’ippodromo per raggiungere la caserma, ha perso il controllo del mezzo che ha invaso la corsia opposta e travolto i due ragazzi. Mario ha avuto la peggio. Trasportato al Gemelli, dove si è precipitato il padre che gestisce proprio sulla via Olimpica uno sfasciacarrozze, è deceduto poco prima delle quattordici per le ferite alla testa. Il suo compagno, invece, è stato trasportato in codice rosso a Villa San Pietro. Il ragazzo ha riportato una ferita a una gamba e alla testa e le sue condizioni sono gravi.

Mario Delle Cave aveva da poco compiuto diciotto anni. Da anni viveva nella foresteria - sono stati tra i primi ospiti del progetto del club - della Stella Azzurra insieme al fratello Gianni di due anni più grande e anche lui giocatore di basket nel glorioso club capitolino. Già nel giro delle nazionali giovanili, convocato con l’under 16 e dell’under 18, lo scorso anno Mario aveva preso parte ad una tourneè in America, in North Carolina.

Il primo contatto con il mondo dei canestri era stato a Primavalle, il quartiere dove era nato e, insieme al fratello Gianni, aveva cominciato con il Basket Primavalle negli impianti della parrocchia di San Giuseppe in via Boccea, a due passi da via Mattia Battistini. Su quei campetti dove la pallacanestro è grande passione, cinque anni fa lo aveva notato Germano D’Arcangeli, coach ma soprattutto factotum della Stella Azzurra. Mario Delle Cave è stato portato da Germano nel glorioso club che negli anni Sessanta ha partecipato alla serie A. La Stella Azzurra, nata nel centro di Roma nel collegio del San Giuseppe de Merode in piazza di Spagna, si è trasferita qualche anno fa alla fine di viale Tor di quinto dove la strada ridiventa via Flaminia. Nel club, allenato anche da Valerio Bianchini, c’è da sempre un grande vivaio e in quel tessuto societario cresciuto Andrea Bargnani, il Mago che gioca nella Nba a Toronto.

Viveva lì, Mario, insieme al fratello (che lo scorso anno ha giocato con la maglia di Rieti) e quel piccoletto che indossava la canotta numero 8 da cinque anni era diventato il portafortuna del club. Era il giocatore più rappresentativo, uno che in campo non mollava mai e nella passata stagione si era diviso con la squadra under 19 e la B dilettanti. Era uno di casa, uno che sapeva incarnare perfettamente lo stile della Stella Azzurra. Mario era un bravo ragazzo ed era, purtroppo era, un bravo playmaker come lo era stato un altro giocatore ucciso anche lui dalla strada, quel Chicco Ravaglia strappato alla vita alla vigilia di Natale del 1999.

L’ultima stagione era stata importante per Mario Delle Cave. Il ragazzo, spesso vittima di infortuni, si era ripreso da un guaio a una spalla e aveva giocato, a Cividale del Friuli, le finali del campionato under 19. Importante quel torneo ma importante era stato aver giocato con la B dilettanti della Stella Azzurra: l’esperienza lo aveva aiutato a migliorare e maturare.

 

Fonte: ilmessaggero.it

Redazione EG

 

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Ultimi commenti

  1. Enrico
    08/09/2011
    15:26

    Io non lo conosco e non sono ferrato di basket ma porgo le mie più sentite condolianze alla famiglia Delle Cave, il dolore per una giovane vita che se ne va non ha limiti di bandiera, sport, ecc. ma credo che accomuni tutti il dolore di questa famiglia...anche se non la conosciamo personalmente

    ( replica )

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