L'addio infinito tra Lazio e Petkovic

L'addio infinito tra Lazio e Petkovic
ROMA - Un addio straziante: ci si lascia a singhiozzi, non certo per quattro spiccioli. E non si fa nero per la vergogna, è furioso Petkovic. Senza parole, con una sgommata a Villa San Sebastiano, lascia solo per terra il fumo della sua rabbia: si sente offeso dall'offerta – considerata ridicola – della Lazio per togliersi di torno una volta per tutte. «Non c'è ancora nessun accordo», tuona l'avvocato della Lazio Gentile, dopo oltre tre ore di faccia a faccia con Vlado. Fumata grigia alle 18.30. La trattativa prosegue pure la notte, così come la corsa contro il tempo per tesserare Reja: senza il saluto ufficiale a Petkovic, il goriziano non può sedere in panchina. Stamattina le parti si rivedranno di nuovo per provare a darsi una stretta di mano, non troppo forte. Ballano centinaia di migliaia di euro sul tavolo: la Lazio sta cercando un'uscita, Petkovic – malvolentieri – vuole almeno una "buonuscita". A lui e ai suoi collaboratori Manicone e Rongoni, anche loro ieri al confronto, spettano 900mila euro lordi. Si sentono tutti la coscienza pulita e ora non gli basta sfrecciare fuori dalla Villa con le Volvo regalate dalla Lazio.
 
LA PROPOSTA
L'assenza di lusso. Lotito aveva rinunciato già all'ora di pranzo a guardare negli occhi Vlado per strappargli la verità. Doveva esserci il presidente biancoceleste, alla fine ieri decideva di rimanere a Cortina e trattare al telefono con i legali e il consigliere Moschino. Alle 15, l'inizio delle ostilità: Petkovic, il vice Manicone e il preparatore Rongoni si catapultavano a Villa San Sebastiano coi loro avvocati e con i mano i contratti firmati con la Svizzera il 23 dicembre. Li sbandieravano, manco fossero la Bibbia: «Non c'è stata alcuna violazione delle norme. E per noi il progetto biancoceleste deve continuare, come concordato, sino a giugno». La Lazio contestava le trattative, sempre negate da Vlado, precedenti con la Svizzera e la comunicazione della firma, una volta già avvenuta. Accuse di "slealtà" – ma senza alcun oltraggio alle regole – per le quali Lotito aveva già dato mandato all'avvocato Gentile di procedere al licenziamento per giusta causa: «È illegittimo», ribadisce l'avvocato D'Onofrio. Pronto anche a un'eventuale contro-vertenza, se si arrivasse davanti al tribunale del lavoro. Pericolo scongiurato? Ieri sera no: Lotito proponeva dalla montagna una cifra "ridicola" per chiudere a tarallucci e vino questa storia. Quasi un pacco provocatorio per Petkovic e i suoi "scagnozzi": non si apre. Rifiutavano l'offerta, vanno avanti.
 
L'ESONERO
Resta l'ombra della battaglia civile, niente giustizia sportiva. Non c'è violazione della clausola compromissoria per gli allenatori della Serie A. «Povero Petkovic», tuona Giuseppe Galderisi. All'ex tecnico della Salernitana, il Collegio Arbitrale aveva dato ragione: «Anche con me, Lotito s'è comportato con prepotenza, senza rispetto. È uno che vuole comandare sulla vita professionale e umana di chi lavora con lui, arrivando a pretendere le dimissioni e gettando fango addosso, per far arrendere la controparte. Se ci sono dei contratti, devono essere rispettati». È ciò che chiede Petkovic, quasi lo pretende l'esonero. Come un atto di responsabilità biancoceleste. Di sicuro entro oggi dovrà essere sollevato dall'incarico per lasciar posto a Reja. Il Settore Tecnico di Coverciano è stato preallertato da diversi giorni, il segretario Piani aspetterà oggi comunicazioni dalla Lazio per procedere al tesseramento del goriziano. È un lavoro da 10 minuti, ma questo distacco da Vlado sembra infinito.
 
Fonte: Il Messaggero
 
Redazione - Emanuele Porcacchia
 
 

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