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Claudio Ranieri


Claudio Ranieri nasce a Roma, il 20 ottobre 1951, ex difensore della squadra giallorossa, dal 2 settembre 2009 ne è anche il tecnico.
Da calciatore ha vestito le maglie di Roma, Catanzaro, Catania e Palermo.
Comincia a giocare a calcio in giovanissima età, nell’oratorio di Piazza San Saba a Roma. Inizia come attaccante, mostrando buone qualità, e a sedici anni viene arruolato dal Dodicesimo Giallorosso. Pochi anni dopo lo nota Helenio Herrera e viene tesserato per la Roma dove, a 17 anni in Primavera, il suo allenatore Antonio Trebiciani lo trasforma in terzino, arretrando il suo raggio d’azione.
Esordisce in Serie A il 4 novembre 1973 in Genoa-Roma 2-1 ed a lanciarlo è il tecnico Manlio Scopigno. Disputa 6 partite in campionato, per poi passare al Catanzaro dove, in pochi anni, si impone come un punto fermo della difesa dei giallorossi, diventando il giocatore dei calabresi ad aver disputato più partite in Serie A con quella maglia: 128 tra il 1976 e il 1982. Chiude la carriera in due squadre siciliane: Catania (dove conquista una storica promozione in Serie A) e Palermo.

Da allenatore inizia nella categoria interregionale, guidando la Vigor Lamezia nel 1986 per poi passare al Campania Puteolana in C1. Inizia a mettersi in luce tra i professionisti alla guida del Cagliari, dove approda nel 1989, conquistando la Coppa Italia di serie C e portando in due anni i sardi dalla serie C alla serie A. Nel 1991-92 passa al Napoli del dopo Maradona, lanciando Gianfranco Zola: qui ottiene il primo anno un ottimo quarto posto, che garantisce ai partenopei il ritorno in Europa, ma inaspettatamente viene esonerato ad inizio stagione nel 1992-93.
Dopo l’esonero in Campania, nella stagione 1993-94 va a Firenze, per allenare una Fiorentina appena retrocessa. I viola però spadroneggiano nel campionato cadetto, ottenendo un primo posto che garantisce il ritorno in serie A. I principali artefici di quest’impresa sono ritenuti lo stesso tecnico ed il giovane bomber Gabriel Omar Batistuta, autore in quella stagione di 16 reti. L’anno appena terminato sancirà l’inizio di un amore tra Ranieri e Firenze che durerà 4 anni, consacrandolo definitivamente. La stagione del ritorno in A si chiude con un buon decimo posto, con protagonista ancora Batistuta che realizza 26 gol, segnando consecutivamente per ben 11 partite (record del Campionato Italiano). Ma è nel 1995/96 che ottiene con i toscani i risultati più importanti: oltre al quarto posto raggiunto in campionato infatti i viola vincono la Coppa Italia, eliminando in semifinale l’Inter e battendo sia all’andata che al ritorno in finale l’Atalanta (1-0 in casa, gol di Batistuta, e 2-0 a Bergamo, reti di Batistuta e Amoruso).
L’anno successivo crescono le attese per la sua squadra, che non riesce però a ripetersi: la stagione si apre bene, con la conquista della Supercoppa Italiana ai danni del Milan grazie ad una doppietta di Batistuta, ma in serie A arriva soltanto un nono posto; con questo risultato si chiude la sua avventura a Firenze e viene sostituito l’anno successivo da Alberto Malesani.
Nel 1997-1998 decide di accettare la proposta del Valencia e parte per la Spagna. Da qui comincia la sua esperienza all’estero, che dura ben otto anni, permettendogli di diventare l’allenatore italiano con più stagioni in Europa all’attivo. Il primo trofeo che riesce a conquistare è la Coppa del Re nel 1999.
Nel 1999-2000 comincia l’avventura con l’Atletico Madrid, che però finisce con le sue dimissioni nel marzo del 2000, per evidenti divergenze con il giudice fallimentare, subentrato al presidente Jesus Jill, che lo aveva fortemente voluto.
Nel 2000-2001 va in Inghilterra per guidare il Chelsea, all’epoca squadra di centro classifica, e qui quattro anni dopo Claudio Ranieri sfiora l’impresa raggiungendo la semifinale di Coppa Campioni 2003-2004 ed il secondo posto in Premier League lo stesso anno. Ha diretto i blues per 199 partite ufficiali, riuscendo ad ottenere 107 vittorie. Gli ottimi traguardi, però, non sono ritenuti sufficienti dalla nuova proprietà, capeggiata da Roman Abramovich e Ranieri viene esonerato. Nel 2004, viene insignito dall’ambasciatore italiano a Londra del titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana. L’8 giugno 2004 Ranieri firma un contratto triennale per allenare il Valencia, ma, anche qui, dopo aver vinto la Supercoppa Europea viene esonerato a Febbraio 2005, dopo l’eliminazione dalla coppa Uefa da parte della Steaua Bucarest.
Dopo due anni di inattività e a dieci stagioni dall’ultima esperienza in Italia, torna ad allenare: il 12 febbraio 2007 accetta la proposta di Tommaso Ghirardi e prende il posto di Stefano Pioli sulla panchina del Parma, per tentare una disperata risalita verso una salvezza, che al suo arrivo sembra impossibile. La partenza non è delle migliori: esordio con sconfitta in Coppa UEFA contro lo Sporting Braga, seguito da altre due sconfitte per 1-0 contro la Sampdoria e nel ritorno di coppa Uefa; in seguito ottiene quattro pareggi consecutivi, di cui tre in trasferta (con Ascoli, Udinese e Atalanta), dopo i quali arriva la prima vittoria, in casa contro il Siena (1-0, rete di Gasbarroni), che riapre qualche spiraglio per la salvezza. In seguito però arriva un’altra sconfitta, contro l’Inter dei record. Dopo questa partita ottiene finalmente i risultati che pretendeva: quattro vittorie ed un pareggio in cinque partite, tra cui uno spettacolare 4-3 in casa del Palermo. Questo filotto di risultati è interrotto soltanto dalla sconfitta a Verona contro il Chievo, ma, a seguito dei 4 punti ottenuti nelle ultime due partite (0-0 a Roma contro la Lazio e 3-1 casalingo contro l’Empoli), riesce a raggiungere quella salvezza che solo pochi mesi prima sembrava impossibile. Tutta Parma lo ringrazierà, considerandolo il principale artefice di questa impresa. Il tecnico lascia definitivamente la società crociata il 31 maggio 2007, dopo l’ amichevole pareggiata 1-1 contro il Carpenedolo, ex società gestita da Ghirardi.
Il 4 giugno 2007 viene ufficializzato l’ingaggio da parte della Juventus, che lo chiama a sostituire Didier Deschamps a seguito della promozione in A, sulla base di un contratto triennale.Si conferma un buon tecnico, riuscendo a formare un gruppo umile e di carattere, composto da campioni storici, giovani cresciuti nel vivaio e qualche innesto di mercato di difficile ambientamento. Riporta la squadra in Champions League con quattro turni d’anticipo facendola piazzare terza in classifica. Il 26 agosto 2008 la sua Juventus ritorna, dopo due anni, in Europa superando gli slovacchi dell’Artmedia Bratislava nei preliminari di Champions League 2008-2009 (4-0 all’andata; 1-1 al ritorno).
La stagione successiva si rivela, tuttavia, più difficile. Le aspettative sono più alte rispetto all’anno precedente, in cui la Juventus era una neo-promossa dalla Serie B, e la squadra riesce a rispettarle solo in parte. Agli ottimi risultati della prima parte di stagione, tra cui le due vittorie storiche contro il Real Madrid nel girone europeo, si sostituiscono risultati altalenanti nella seconda parte. Nelle ultime partite di campionato la Juventus mette in fila una striscia di sette risultati negativi (6 pareggi ed una sconfitta in campionato, intervallati inoltre dalla sconfitta nel ritorno di semifinale di Coppa Italia contro la Lazio), e questo porta la società bianconera, il 18 maggio 2009, ad esonerare il tecnico, quando mancano solo due giornate al termine del campionato e la squadra è terza in classifica. La guida tecnica della squadra viena affidata a Ciro Ferrara. Un esonero a stagione in corso non capitava alla Juventus dalla stagione 1969/70, quando ad essere esonerato fu l’argentino Luis Carniglia.
Il 2 settembre 2009 diventa l’allenatore della Roma, subentrando a Luciano Spalletti, dimessosi dopo le sconfitte con Genoa e Juventus nelle prime due giornate di campionato.  Il tecnico, dopo una lunga carriera, ritorna così nella sua città natale, nella stessa società in cui era cresciuto e dove aveva mosso i primi passi da giocatore. L’inizio è difficile, perché prende in mano una squadra spenta e demotivata, punta infatti molto sui calciatori di carattere presenti in squadra dichiarando: “Voglio una Roma di banditi”. I risultati gli danno ragione, migliora sensibilmente la solidità difensiva della squadra e avvia un’avvincente rimonta che porta la Roma al quarto posto alla fine del girone d’andata. Sotto la sua guida, i giallorossi sembrano non conoscere più il significato della parola sconfitta, sono infatti 20 i risultati utili consecutivi. Dopo la vittoria contro l'Inter (in quel momento prima con 4 punti di vantaggio sulla Roma) allo stadio Olimpico, i capitolini mettono la freccia del sorpasso, che avviene nel match contro l'Atalanta, con i nerazzurri fermati sul pareggio dalla Fiorentina. Ranieri porta così la squadra dal penultimo al primo posto, trasformando la Roma in una cinica macchina da gol, con giocatori letteralmente trasformati e rivitalizzati. Il capolavoro sfuma però il 25 aprile con la sconfitta in casa contro la Sampdoria, e la sconfitta nella finale di Coppa Italia contro l'Inter.
Gli incredibili risultati raggiunti, il garbo, la professionalità e la competenza di Ranieri, lo portano ad essere accostato alla panchina azzurra, ma le sirene della nazionale non lo incantano e decide di restare nella capitale.

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