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Calcio, rosso di 1,6 mld di euro. Arriva il fair play
Sempre più costoso, sempre più indebitato: il calcio europeo si appresta ad affrontare le regole finanziarie imposte dall'Uefa in condizioni perlomeno difficili, a quanto risulta da un rapporto 2010 reso noto proprio dalla confederazione calcistica europea al termine della riunione del comitato esecutivo. I 735 club di prima divisione hanno cumulato un debito di 1,6 miliardi di euro nel 2010, in crescita del 30% rispetto agli 1,2 miliardi nel 2009. Questo quanto svelato dell'Uefa ieri a Nyon «L'indebitamento del calcio è in costante aumento, dato che nel 2006 ammontavano a 216 milioni - ha affermato il segretario generale dell'Uefa Gianni Infantino - Eppure i ricavi crescono ininterrottamente. Nell'ultimo anno sono aumentati del 9,1%, da 12 a 12,8 miliardi, una caso forse unico nella attuale situazione economica. Tuttavia i costi aumentano sempre più rapidamente, da 13,3 a 14,4 miliardi». Buona parte della perdita si spiega con una diminuzione dei ricavi dai trasferimenti (400 milioni in meno). Il 56% delle società di prima divisione ha accusato perdite nel 2010. Ciò nonostante, gli spettatori negli stadi aumentano (101 milioni nelle prime divisioni europee) ed in alcuni paesi quali l'Inghilterra, la Germania e l'Olanda gli stadi sono pieni intorno al 90%, mentre in Italia lo sono circa al 50%.
I club spendono troppo per gli stipendi dei giocatori (64%), ma ben 78 club dedicano oltre il 100% dei propri introiti a questa voce.
L'Italia è al di sopra della media europea con il 74%, molto più di Inghilterra (63%), Spagna (59%) o Germania (51%). O ancora 13 società - non nominate dall'Uefa - avevano disavanzi di oltre 45 milioni nel 2010. Se le regole del fair-play finanziario fosssero già in atto, non avrebbero potuto iscriversi alle competizioni europee. Proprio per evitare che la situazione peggiori ancora, «l'Uefa è più che mai determinata ad applicare il fair play finanziario», ha assicurato Infantino. Un' apposita commissione esaminerà i conti delle società su tre anni, da questa stagione, e se vi saranno gravi mancanze, le prime sanzioni - che possono andare fino all'esclusione dalle Coppe - verranno prese per la stagione 2014-2015. Pur se dispongono di un mecenate, questi non potrà ripianare più di 45 milioni di euro l'anno, a meno che investa per le infrastrutture, il settore giovanile o in campo sociale. Attualmente 38 club (fra i quali Inter, Napoli, Udinese e Milan) partecipano al programma di simulazione dell'Uefa in materia. Ernesto Paolillo, ad dell'Inter, sottolinea che «nuovi investitori possono essere attratti da un sistema che blocca le perdite».
L'Uefa sta intanto cercando una chiave legale per costringere i club, in caso di sanzioni da parte dell'organismo di controllo finanziario, di sporgere ricorso unicamente presso il tribunale arbitrale dello sport (TAS). Oltre al fair-play finanziario, l'esecutivo Uefa ha esaminato i rapporti con i club, dopo una riunione con l'ECA (European club association). Le principali discussioni riguardano la copertura assicurativa quando i giocatori vanno in nazionale, il calendario internazionale dal 2014 in poi ed il ruolo dei club nel governo del calcio europeo. «Un accordo è vicino», ha assicurato Gianni Infantino.
L'Uefa ha altresì annunciato che sarà lanciato un bando per la gestione centralizzata dei diritti tv e marketing per le qualificazioni all'Europeo 2016 ed il Mondiale 2018. Inoltre, dal 2015, le gare di qualificazione dell'Europeo Under 21 verrano giocate alle stesse date di quelle delle nazionali maggiori. La fase finale (formula da determinare) si disputerà nuovamente negli anni pari.
ansa
redazione GLP
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