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Inzaghi si è ripreso la Lazio

RASSEGNA STAMPA

ROMA Ribaltone. E' caduto dal trespolo durante la premiazione, ma adesso è Inzaghi ad avere la Coppa dalla parte della ragione. Nessuno lo butterà dal burrone, tanto meno Lotito che, al ristorante le Due Lune, gli ha lanciato segnali d'amore e di riconciliazione. Non ha sbagliato nulla, stavolta, Simone. Si è rialzato quando era a un passo dal precipizio, nella finale ha azzeccato ogni cambio. E' stato decisivo, prima togliendo un pericoloso Bastos, poi inserendo Milinkovic e Caicedo. In otto minuti ha rivoltato l'Atalanta e afferrato il trofeo. Lo ha alzato in alto, come baluardo del suo ennesimo riscatto. E adesso chi lo voleva fare fuori, dovrà invece fare i conti con il suo rilancio a suon di milioni. Ha un contratto sino al 2020, andrà rinnovato, ma soprattutto rimpinguato (qui il vero rischio di frizione) per altri anni. Inzaghi negli ultimi tre ha ricordato a tutti i risultati e le vittorie (ora 82, più di Maestrelli) conquistate, per questo non gli sono andate giù alcune feroci critiche. E non ha digerito nemmeno che la società non le abbia scansate. O meglio, lo ha sempre protetto il diesse-fratello Tare. Si aspettava di più dal presidente-padre. E' felice, ma pure ferito, così Simone è pronto a dire la sua nel prossimo incontro con Lotito. «E non c'è nulla di scontato», ha bisbigliato a margine della conferenza stampa dopo la finale all'Olimpico. 
SFIDUCIANon ha conquistato la Champions, ma ha comunque garantito l'Europa (e 10 milioni complessivi) alla Lazio. Anche questo traguardo non era servito su un piatto d'argento. Poco importa che Lotito continui a ribadire che questa squadra avrebbe meritato un'altra posizione in classifica in campionato. Inzaghi lo aveva detto la scosa estate quanto sarebbe stato difficile, con le concorrenti rinforzate, centrare il quarto posto. Da lì erano iniziate le discussioni col presidente: «Ti sai solo lamentare». L'accusa era riferita alla richiesta del tecnico, che avrebbe voluto implementare con un suo uomo lo staff sanitario, ma è il simbolo di un'annata in cui Simone è diventato ad ogni tonfo il capro espiatorio. Per carità, anche lui ne ha commessi di errori, ma così ha sempre fatto pure da scudo a quelli degli altri. Per questo se rimarrà, non solo dovrà essere accontentato sul lato economico, ma vorrà pure ricevere precise garanzie di mercato. Altrimenti, con dolore, potrebbe cercare altrove (ci sono Atalanta, Fiorentina e Samp, più difficile il Milan) un progetto. 
PACEPromessa mantenuta. Lotito gli aveva dato il diktat di vincere la finale di Coppa Italia, Inzaghi mercoledì l'ha centrata. E ora? Il presidente si era mosso (contatti con Mihajlovic e De Zerbi) già, ma ovviamente smentirà. E' tornato affettuosissimo con Simone mercoledì sera, lo ha raggiunto al tavolo e una sua frase di difesa è stata immortalata su Instagram dalla moglie di Simone, Gaia: «Ho mandato a quel paese Gasperini». E la risposta d'Inzaghi: «Hai fatto bene». Ma mica è così facile, dopo tanti bocconi amari ingoiati, far pace. Anche se nessuno vuole che questa settima Coppa Italia venga macchiata da un episodio (il tocco di mano di Bastos) non visto dal Var Calvarese. La Lazio ha vinto con il cuore e finalmente si è rivista la mano magica dell'allenatore. Adesso pure il futuro è tornato fra le grinfie di Simone. 

Il Messaggero

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