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Lazio, rinforzi inadeguati e big che non hanno fatto la differenza: i motivi del flop Champions

RASSEGNA STAMPA

OMA Obiettivo fallito. Visto che questa squadra, parola di Tare, era stata «costruita per andare in Champions». Stavolta purtroppo c'è poco da imputare al Var, agli arbitri o a qualche complotto. E allora intanto è Inzaghi a finire sul patibolo. Perché la società è certa d'avergli dato una Ferrari, lui non l'ha saputa guidare. Un concetto che prima aveva trovato pochi proseliti lotitiani, ma adesso sta facendo breccia anche per gli evidenti errori tecnici d'Inzaghi. Il mister andrebbe difeso perché non è giusto scaricare su di lui tutta la responsabilità, ma è stato proprio lui - ingenuamente - a prendersela. E ora si prende per forza pure l'effetto boomerang. All'inizio Simone aveva provato ad alzare la testa. Anzi, a chinarla o a girarla, quando in estate veniva assicurato che era stata creata a puntino per il quarto posto questa squadra. Aveva provato a far capire che la rosa non era del tutto attrezzata. Poi si è rimesso sulla retta via societaria, ma adesso rischia di vedersi voltare le spalle in caso d'addio pure alla Coppa Italia. 
ERRORIBisogna sempre trovare un colpevole al di fuori di Lotito e Tare. E' una storia decennale. Per carità, il presidente è il proprietario della Lazio e non si può certo cambiare. Ma non si capisce perché il ds, a differenza di quanto succede anche nei grandi club europei, non venga mai messo in discussione. L'albanese ha avuto grandi intuizioni, ma preso pure grossi abbagli. Quest'anno, in sede di mercato, ha sbagliato senz'altro più d'Inzaghi. Che in difesa, meno male, ha costretto la società a prendergli Acerbi, ma avrebbe voluto anche un altro innesto (Izzo) al posto di Wallace o Bastos, oltre il sostituto di de Vrij. Il centrocampo sembrava il reparto più rinforzato, ma a sorpresa un po' per tutti Berisha e Badelj si sono rivelati un flop. E' stato ceduto Felipe, che in sei mesi (prima era infortunato) della sua peggior stagione aveva segnato fra i mugugni un gol in più (4 a 3) del sostituto Correa a 20 milioni. Preferito da Tare, per questioni d'età, a quel Papu Gomez richiesto dal tecnico insieme a Lazzari. Il mancato arrivo dell'esterno della Spal ha lasciato il vuoto a destra senza e con Marusic, visti i problemi fisici. A sinistra invece l'oggetto misterioso Durmisi non ha mai concesso un attimo fiato al vecchietto Lulic. Impossibile così avere varianti sugli esterni per cambiare un gioco diventato prevedibile col rendimento irriconoscibile prima di Luis Alberto e Milinkovic e poi addirittura d'Immobile. Anche sui big (cessione o meno) è stato evidente l'errore di valutazione: dov'era scritto che rivedessero le stelle della scorsa stagione? Ora già si parla di rivoluzione, ma mica ci finisce mai Tare nel pentolone. 

Il Messaggero

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