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Lega Serie A - Luigi De Siervo a due voti dalla poltrona di AD

POLITICA SPORTIVA

Mancano solo due voti e Luigi De Siervo, attuale ad di Infront Italia dopo un importante passato in Rai, diventerà l'amministratore delegato della Lega di serie A, il “motore” del calcio italiano. L'assemblea elettiva è prevista per il 20 dicembre a Milano, i giochi sembrano già fatti: il presidente Gaetano Miccicchè, particolarmente attivo, ci tiene a completare la squadra entro fine anno per poter finalmente sviluppare quei progetti di rilancio, in Italia e pure all'estero, fermi da anni in qualche cassetto. Il ruolo dell'ad è nuovo, e importante: per questo ha richiesto un lavoro lungo, sin troppo lungo, ed estremamente complesso. Si sono fatti tantissimi nomi, e di grande profilo: da Marzio Perrelli (andata a Sky) a Paolo Dalpino, da Domenicali e Gandini. Alla fine, la commissione (presieduta da Miccichè e di cui fanno parte anche Lotito, Campoccia e Antonello) ha “esaminato” tre candidati: Araimo, Mammì e De Siervo. Araimo (Discovery) è uscito subito dalla contesa, sono rimasti De Siervo e Mammì. De Siervo, come detto, è l'ad di Infront Italia, advisor della stessa Lega: per questo durante le estenuanti trattative per il rinnovo del contratto dei diritti tv, l'allora commissario della Lega, Giovanni Malagò, lo aveva escluso dalle candidature per motivi di conflitto di interessi (per la verità, Malagò avrebbe preferito il suo amico Perrelli). Ma adesso il problema per De Siervo non si pone più: Infront non sarà più l'advisor commerciale della Figc (che farà tutto “in house”, con un ufficio revenue) e dal 2021 lascerà anche la Lega maggiore. De Siervo ha un curriculum di primordine: avvocato, fiorentino, classe '69, ex mezzofondista e giocatore di football americano con la squadra degli Apache, è stato per anni numero 1 di Rai Com prima di passare a Milano, a Infront Italia (ora in mani cinesi). E' amico di Renzi e Lotti, è vero: ma stavolta, per fortuna, la politica dovrebbe stare fuori dall'uscio. De Siervo è sicuramente fra i massimi esperti di tv e di sviluppo del prodotto-calcio e ha pronto da tempo ormai il progetto del famoso Canale della Lega che i presidenti potrebbero tenere presente dal 2021, quando scadrà l'attuale contratto. Anche per questo adesso almeno 12 club sono pronti a votarlo: il regolamento della Lega prevede che in prima e seconda ci vogliono 14 preferenze, dalla terza solo 11. De Siervo, già adesso, potrebbe farcela ma cerca quei due voti (e magari qualcuno in più) che gli consentirebbero di essere eletto subito, rafforzando la sua posizione. Con lui sta anche Claudio Lotito, che qualche pedina la sposta sempre. Contro Baldissoni (Roma), Stirpe (Frosinone), Scaroni (Milan), Fenucci (Bologna) e altri che potrebbero votare Mammì o astenersi. Ma Scaroni, quando entrerà (con Baldissoni) in consiglio di Lega, potrebbe cambiare idea. Tramontata l'ipotesi ventilata da Marco Bogarelli, ex n.1 di Infront (vedi Spy Calcio del 1 dicembre), vale a dire la candidatura di Riccardo Jelmini, ceo di DigitalGo Group. Restano, come detto, in corsa solo De Siervo, favoritissimo (a meno di sorprese dell'ultima ora) e Mammì, che ha appena lasciato Sky Italia dopo un “raffreddamento” dei rapporti con l'ad Andrea Zappia. Mammì, compagno di Diletta Leotta, è anche lui un esperto di tv e di calcio: secondo alcune fonti, potrebbe essere indirizzato verso Img, la società made in Usa che ha acquistato dalla Lega i diritti esteri della serie A per tre anni, ad una cifra record di 350 milioni a stagione. Ma Img fatica a venderli in tutto il mondo e vorrebbe rinegoziare il contratto con la Lega al ribasso, cosa impossibile con Miccichè. Tra l'altro sui diritti esteri la Lega ha un problema: Mp&Silva deve ancora pagare 30-40 milioni del vecchio contratto e da via Rosellini è già partito un sollecito. Meglio non dare troppo lavoro agli avvocati...

Uva, addio Figc: ma resta vicepresidente Uefa sino al 2021...

Michele Uva esce dalla Figc: l'ex direttore generale, entrato nel 2014 con Tavecchio, ha firmato un accordo di transazione dopo che in primo tempo era stato sospeso (dall'incarico, ma non dallo stipendio) da parte di Gabriele Gravina. Provvedimento-seppur legittimo- molto frettoloso quello del presidente federale, due giorni dopo che era stato eletto. Uva ci era rimasto molto male e aveva interessato i suoi legali. Ora l'accordo: Gravina al posto del dg vorrebbe una segretario generale con ampi poteri ma bisognerà fare una assemblea statutaria per modificare lo statuto e ci vorranno un paio di mesi. Come segretario generale si erano fatti i nomi dall'avvocato Ruggero Stincardini, consulente della Lega di A, di Mauro Grimaldi che Gravina conosce e stima, e di Marco Brunelli, ora ad ad interim della Lega e che il presidente Miccichè non vuole lasciare partire. Per quanto riguarda Uva, resterà vicepresidente Uefa sino al 2021: e questo va ricordato. “Ho lasciato una Federazione sana, ricca, proiettata al futuro, internazionale” ha ricordato. Di sicuro non andava d'accordo soprattutto con Cosimo Sibilia, presidente della potente Lega Dilettanti, vicepresidente vicario della Figc e delegato alla giustizia sportiva, e con Marcello Nicchi, n.1 dell'Aia. Alla Uefa, Uva non rappresenta la Figc, ma gli interessi di tutti. E' ancora avvelenato con Gravina per quella sospensione che credeva di non meritare. Ma la Figc il prossimo anno ospita il congresso elettivo Uefa e la finale degli Europei 2021, nel 2020 avrà una tappa importante degli Europei e vuole candidarsi per l'edizione del 2028: conviene fare ancora la guerra a Uva?

Riforma Coni: problemi con i dipendenti?

Giovanni Malagò ritiene "doveroso" un confronto (forse venerdì) con il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, per "trovare una soluzione che vada bene a tutti" sulla riforma del Coni. "C'è piena volontà di incontrarci – ha detto il presidente del Coni, a margine dei 'Gazzetta Awards 2018' - doverosa disponibilità di confrontarci e non fare polemica, di dare un contributo necessario per rispettare le autorità politiche e governative, tenendo al tempo stesso presente quali sono le istanze del mondo dello sport nella piena volontà di trovare una soluzione che vada bene per tutti". Ecco, appunto: la soluzione non è semplice da trovare. Ora i dipendenti dello sport (di Palazzo H e delle Federazioni) sono sotto la Coni Servizi, che in futuro dovrebbe essere assorbita dalla Sport e Salute Spa di nomina governativa. Ma su questo fronte potrebbero sorgere non pochi problemi, con il rischio anche di duplicazione di uffici (marketing e stampa, ad esempio): i sindacati sono molto vigili. Secondo alcune interpretazioni, la riforma così come è stata formulata dal governo non si può fare, Giorgetti dovrebbe cambiarla. E per farlo ci vorrebbe tempo (quello che spera Malagò). Si vedrà. Da parte del sottosegretario c'è la volontà di andare avanti e chiudere la “partita” appena sarà possibile. Dello stesso avviso l'altro sottosegretario Simone Valente, responsabile sport per i 5 Stelle e molto ascoltato da Di Maio. Valente ci era rimasto male perchè non era stato scelto come ministro dello sport la scorsa primavera ma ha seguito passo passo tutte le vicende della riforma del Coni e anche della candidatura olimpica di Milano-Cortina. Di sport è appassionato: l'altra sera è stato ospite del Gala dell'Aic (tempo fa sembrava che Damiano Tommasi potesse candidarsi per i 5 Stelle) e poi, sempre a Milano, è stato ad un evento del ciclismo. Lui, più di Giorgetti, è molto critico nei confronti di questo Coni e della gestione Malagò.

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