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Rummenigge: "Orgogliosi dei sei trofei vinti.Noi favoriti con la Lazio ma non la sottovaluteremo..."

CHAMPIONS LEAGUE

Kalle Rummenigge, ceo del Bayern Monaco campione in carica della Champions che riparte: avete vinto 6 trofei su 6, impresa riuscita solo al Barcellona nel 2009. Che sapore ha? «È qualcosa di eccezionale. Siamo contenti, orgogliosi: il rendimento della squadra è stato incredibile». Flick non faceva il capo allenatore da 15 anni e ha vinto tutto. C'è una morale? «È arrivato nel novembre 2019 e ha acceso la luce nel buio, non solo tatticamente o nell'allenamento, ma anche nell'empatia e nella gestione del gruppo. Era stato vice della Nazionale campione del mondo e conosceva già molto bene Neuer, Muller e altri: è stato un piccolo vantaggio». Che momento sta vivendo il pallone in Germania? «Credo che la situazione sia simile un po' dappertutto: è difficile, perché la cultura e l'economia del calcio sono in sofferenza. E non solo del calcio ovviamente. Il compito più complicato è quello dei politici e non vorrei essere nei loro panni: la gente è nervosa, forse anche un po' stufa». Nella partenza da Berlino verso il Qatar per il Mondiale per club vi hanno davvero chiuso l'aeroporto poco prima del decollo? «Sì, per due-tre minuti. Non ci è piaciuto e ci sono state delle polemiche». Non sono mancate critiche per la sua frase sul vaccino da fare ai calciatori. «Mi hanno capito male: non ho chiesto che i giocatori fossero vaccinati prima degli altri, soprattutto degli anziani. Ho solo detto che vaccinarli poteva essere un buon esempio per convincere a farlo anche quella parte della popolazione più riluttante». La Champions riprende con due tecnici tedeschi subito contro, Klopp e Nagelsmann, in Liverpool-Lipsia. La scuola tedesca è di grande moda: quale è il segreto? «Abbiamo guardato sempre un po' sospirando al calcio inglese e a quello spagnolo. Ma abbiamo tanti tecnici preparati e nella pandemia il nostro calcio è cresciuto ancora di livello». La Mannschaft di Löw invece è in crisi e ha preso 6 gol dalla Spagna. Perché? «La Nazionale soffre anche la crisi della federazione: ci sono tanti cambiamenti, problemi all'interno che fanno soffrire anche la squadra». Oggi c'è anche Barcellona-Psg. Cosa ha pensato di fronte allo stipendio di Messi? «Ho riso... Posso fargli solo i complimenti, perché è riuscito a fare un contratto così astronomico». Con la pandemia questo calcio è ancora sostenibile? «Il problema è di lunga data ed è cominciato con la sentenza Bosman del 1996. Poi negli ultimi dieci anni abbiamo sbagliato tutti, perché abbiamo speso sempre di più a favore di giocatori e agenti. La pandemia ha mostrato che dobbiamo fare marcia indietro e tornare a un modello più razionale. Spero sia possibile, ma non sarà facile». Perché? «La mia impressione è che i prezzi dei cartellini siano scesi in alcuni casi fino al 50%. Per quanto riguarda gli ingaggi dei giocatori top invece gli agenti sono ancora in grado di ottenere soluzioni al rialzo. Dobbiamo trovare una soluzione europea: in Germania ne abbiamo discusso con una task force, che ha coinvolto politici e tifosi. La gente vuole un calcio più razionale». Con un tetto salariale? «Sarebbe forse una buona iniziativa, ma nel 2008 con Platini presidente della Uefa e Infantino direttore generale, siamo andati a Bruxelles per capire se fosse una strada percorribile: i politici ci hanno sempre detto che saremmo andati contro la legge europea. Magari adesso è il momento opportuno di fare una nuova iniziativa e correggere quello che abbiamo combinato negli ultimi dieci anni». La nuova Champions con 36 squadre a girone unico con 10 partite a testa, è davvero così spettacolare? «Sì. Sarà molto più spettacolare e vivace della fase a gruppi di oggi, che spesso è noiosa nelle ultime giornate. Sarà più complicato qualificarsi e più avvincente». I campionati nazionali soffriranno? «Avranno sempre un valore di alto livello. La nuova Champions è la ciliegia sulla torta, ma il valore del campionato non cambia: per il tifoso italiano è importante come finisce il derby di Milano o la partita contro la Juve». L'Inter ha battuto la Lazio, vostra avversaria in Champions. Senza Coppe è la favorita per lo scudetto? «Mi sembra la squadra più stabile. Gioca bene, vince e non perde più partite strane come in passato. L'importante è che non siano troppo euforici: la strada è lunga». Il Bayern con la Lazio è nettamente favorito? «Siamo favoriti perché siamo campioni in carica, ma non è certo un avversario che sottovaluteremo e ce ne siamo accorti nelle sfide contro il Borussia Dortmund. E anche in quella di domenica». La Juve è troppo legata a un campione di 36 anni? «Quando hanno acquistato Ronaldo ero curioso di vedere come funzionava: ha funzionato benissimo. Qualche mese fa sono stato a Torino per una riunione, Agnelli mi ha fatto vedere il nuovo centro sportivo e c'era Ronaldo nello spogliatoio a petto nudo: poche volte ho visto un fisico del genere, mi ha dato l'impressione di essere allenato al 100% per continuare ancora alcuni anni ad alto livello». A fine anno andrà in pensione: lavorerà mai in Italia? «Quando ho vissuto da voi ho imparato una cosa molto importante che mi ha cambiato la vita, perché prima facevo programmi a lunga scadenza: si vive oggi e il domani si vedrà. Non so cosa farò, forse mi serve una pausa». Andrebbe mai alla Juve? «La mia filosofia è che se hai giocato con l'Inter è impossibile andare alla Juve. Il cuore è uno solo». A proposito di ex campioni ora dirigenti: Maldini sta riportando in alto il Milan. «Ha fatto bene a prendersi il suo tempo prima di iniziare, così ha una visione diversa. Sta facendo un ottimo lavoro, il Milan è mancato molto anche a livello internazionale. Ma adesso è rinato». Cos' è il derby per lei? «È speciale. Ho fatto anche un gol molto bello e importante nel 2-2 del marzo '85. È la partita più importante della stagione e lo è a maggior ragione adesso. Spero che stavolta vinca l'Inter». Sarebbe la svolta decisiva? «L'Inter ha le carte migliori per vincere lo scudetto: tocca a lei continuare così».

Il Corriere della Sera