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Tor di Valle: inizierà il prossimo 5 novembre il processo all'avvocato Luca Lanzalone 

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Pronti partenza e via. Anzi no, si riparte. Comincerà il prossimo 5 novembre il processo a carico di Luca Lanzalone, il “ mr Wolf” genovese accusato di corruzione per aver ottenuto una serie di consulenze da migliaia di euro dall’imprenditore Luca Parnasi. Ieri, nella prima udienza davanti al collegio dell’ottava sezione penale, presieduto dal giudice Paola Roja, è stato deciso un rinvio di un paio di mesi per fare in modo che il processo si riunisca a quello per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione a carico di Parnasi (che è stato fissato proprio in quel giorno). L’oggetto è lo stesso, visto che si tratta di due filoni che scaturiscono dalla stessa indagine, ovvero il giro di mazzette intorno al nuovo stadio della Roma. Per economia processuale, per evitare che ci siano inutili doppioni e spreco di tempo, i due procedimenti verranno riuniti: si profila un maxi processo, dunque. Dove siederanno alla sbarra quattordici personaggi tra politici di tutti i colori, funzionari pubblici oltre all’imprenditore Parnasi con il suo pool di collaboratori ( tre di loro hanno già patteggiato due anni di pena). Storia diversa per il procedimento a carico dell’ex presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito (accusato di corruzione per aver ricevuto consulenze da Parnasi), anche questo derivazione dell’indagine sullo stadio della Roma condotta del nucleo investigativo dei carabinieri. Tuttora ai domiciliari, per altri 10 giorni, la procura con tutta probabilità chiuderà l’indagine sul suo conto senza chiedere il rito immediato: tradotto in termini di tempo, difficilmente potrà rientrare nel maxi processo.
Era stato proprio così, invece, per Lanzalone, il suo collega di studio Luciano Costantini e il commissario straordinario dell’Ipa, l’ente di previdenza dei dipendenti capitolini, Fabio Serini: i tre erano andati a processo col rito immediato (Costantini ha chiesto poi l’abbreviato), come richiesto dai pm Luigia Spinelli e Barbara Zuin, coordinati dal procuratore aggiunto Paolo Ielo. Ora siederanno sul banco degli imputati insieme a Parnasi, i consiglieri regionali Adriano Palozzi di Forza Italia e Michele Civita del Pd, il capogruppo di Forza Italia in Comune Davide Bordoni, l’ex assessore municipale M5s Giampaolo Gola, il funzionario del dipartimento Urbanistica Daniele Leoni, oltre al soprintendente ai Beni culturali Francesco Prosperetti, tutti finiti a processo dopo il vaglio dell’udienza preliminare.
Ora, quindi, i tempi si accorceranno. D’altra parte Parnasi e Lanzalone in un capo d’imputazione sono accusati di corruzione in concorso: uno è il presunto corruttore e l’altro il corrotto. L’imprenditore avrebbe promesso e conferito consulenze per lo studio legale di Lanzalone e, l’avvocato, diventato successivamente anche presidente di Acea, avrebbe asservito la sua funzione agli interessi del gruppo imprenditoriale guidato dal costruttore. D’altra parte Lanzalone nel giro di poco tempo si era ritagliato una fetta consistente di credibilità e potere. Tanto da essere incasellato dalla procura come un pubblico ufficiale, sebbene senza incarichi formali.

la Repubblica

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